Un ottobre da brividi?

Keats l’ha definita la “stagione di nebbie e morbida abbondanza”, ma per i mercati, l’autunno (e il mese di ottobre in particolare) può essere un periodo di turbolenze. Ci sono stati i crolli del 2008 e del 1987, ovviamente, quando i mercati hanno perso rispettivamente il 16,9% e il 21,8%. E anche se un mercato efficiente come l’S&P non dovrebbe essere stagionale, chiaramente lo è: il tasso medio di crescita mensile dell’S&P a ottobre è pari ad appena lo 0,5%, ed è più basso di 6 punti base rispetto alla media mensile assoluta dal 1928 a oggi.

Inutile chiedersi perché succeda: le regolarità statistiche come questa non dovrebbero ricorrere in un mercato azionario efficiente. Forse è solo l’inizio della malinconia autunnale (perlomeno nell’emisfero settentrionale). Di certo i mercati, anche questo ottobre, hanno perso terreno e l’indice VIX della volatilità è salito. Alcuni investitori sono concentrati sulle prospettive per l’inflazione, i tassi d’interesse e i rendimenti obbligazionari negli USA, mentre una significativa minoranza teme che la Federal Reserve stia per compiere un errore nelle proprie politiche monetarie, permettendo all’inflazione di sorprendere al rialzo per poi doversi affannare a contenerla nel 2019. Per altri ancora, la Fed si sta muovendo troppo rapidamente senza tenere conto di ciò che accade agli indici dei prezzi, soprattutto in uno scenario di aumento dei rendimenti obbligazionari, conflitti commerciali, de-globalizzazione e alti prezzi del petrolio. Questi timori sembrano aver guidato i bruschi cali dei mercati azionari a ottobre.

Non bisogna però dare troppa importanza a questa tendenza. Dal 1928 a oggi, ci sono stati anche 48 mesi di ottobre (su 90) in cui la crescita dell’S&P ha superato la media mensile a 90 anni. E anche i mesi di settembre, febbraio e maggio sono stati peggiori della media statistica. Inoltre, capisco bene la Fed. Credo sia troppo presto per dichiarare uno shock da inflazione. Il rapporto tra gli indici dei prezzi e la capacità produttiva è cambiato drasticamente dai tempi della crisi finanziaria. Le aspettative sull’inflazione sembrano ben ancorate e il concetto di capacità produttiva è in dubbio, persino nel mercato del lavoro USA. Inoltre, se la crescita dovesse rallentare bruscamente, a causa dei conflitti commerciali, dei prezzi del petrolio di altri fattori, la Fed probabilmente reagirebbe evitando di alzare i tassi al ritmo attualmente indicato.

Quindi dovremmo trarre un profondo respiro, fare appello al nostro Keats interiore e ricordare anche l’altro grande poeta e profeta dei mercati azionari, T.S. Eliot. Dopo tutto, non è ottobre il più crudele dei mesi, ma aprile. O, come dicono sui mercati, “sell in May and go away”, vendi a maggio e vattene – almeno sinché non torna ottobre.

Shamik Dhar, Chief Economist, BNY Mellon Investment Management

Keats l’ha definita la “stagione di nebbie e morbida abbondanza”, ma per i mercati, l’autunno (e il mese di ottobre in particolare) può essere un periodo di turbolenze. Ci sono stati i crolli del 2008 e del 1987, ovviamente, quando i mercati hanno perso rispettivamente il 16,9% e il 21,8%. E anche se un mercato efficiente come l’S&P non dovrebbe … scopri di più

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Orrore in centro! La preferenza per le esperienze a discapito dei beni rovina il retail

Sempre più consumatori preferiscono acquistare esperienze piuttosto che beni fisici, con un impatto sulle prestazioni di determinati settori. C’è stata una serie di vittime illustri nelle ultime settimane, con vari marchi noti in amministrazione controllata. Altre catene sono state costrette a cercare aiuto attraverso accordi aziendali volontari con i loro creditori, di solito per cercare di migliorare i termini di affitto dei negozi.

I ristoranti non sono immuni dalla stretta della spesa discrezionale dei consumatori. Il settore nel suo insieme sta crescendo, ma in realtà le catene di livello medio si stanno ridimensionando. Infatti i consumatori si stanno concentrando su chi è in grado di offrire un’alimentazione più sana, una ristorazione informale ed esperienziale e una maggiore attenzione alla provenienza e alla sostenibilità degli alimenti.

Queste tendenze non si limitano al Regno Unito: le vendite di calzature e abbigliamento negli Stati Uniti, ad esempio, sono rimaste indietro rispetto ad altri settori. Crediamo tali trend si concretizzeranno a ritmi diversi nei diversi Paesi, ma per ora la preferenza per le “esperienze rispetto ai beni” rimane un fenomeno dei mercati sviluppati.

Anna Martinez, fixed income team – Newton (BNY Mellon)

Sempre più consumatori preferiscono acquistare esperienze piuttosto che beni fisici, con un impatto sulle prestazioni di determinati settori. C’è stata una serie di vittime illustri nelle ultime settimane, con vari marchi noti in amministrazione controllata. Altre catene sono state costrette a cercare aiuto attraverso accordi aziendali volontari con i loro creditori, di solito per cercare di migliorare i termini di … scopri di più

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La rivoluzione che potrebbe far risparmiare alle industrie USD 421mld all’anno

L’industria 4.0 – nata con la quarta rivoluzione industriale – utilizza la tecnologia intelligente per migliorare i processi produttivi, rendendoli più efficienti e più facilmente adattabili alle esigenze dei clienti. Promette l’integrazione di automazione, dati, analisi e produzione per fornire nuovi modelli operativi e di business. I computer e la robotica lavoreranno insieme in un modo completamente nuovo nelle “fabbriche intelligenti”. I robot saranno collegati in remoto a sistemi digitali dotati di algoritmi di apprendimento automatico. Questi sistemi analizzeranno le informazioni provenienti dalle aree di vendita e controlleranno la linea di produzione, prendendo decisioni con il minimo input da parte degli esseri umani.

Le future linee di produzione impiegheranno una frazione delle persone attualmente necessarie, quindi la spinta per delocalizzare la produzione verso mercati dove il costo del lavoro è più basso potrebbe diventare meno importante. Potrebbe anche esserci un maggiore bisogno di ingegneri informatici in grado di monitorare in loco sistemi sempre più complessi e con minor necessità di manodopera manuale.

Per questi motivi, l’industria 4.0 potrebbe significare maggiori investimenti nella produzione in Europa e negli Stati Uniti. Di conseguenza, la delocalizzazione delle attività produttive, avvenuta tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo verso le economie a basso reddito come il Messico e il Bangladesh, potrebbe essere invertita.

Inevitabilmente, una rivoluzione su questa scala cambierà probabilmente la distribuzione economica, sia da un Paese all’altro che dal lavoro al capitale. Questa potrebbe essere la conseguenza più importante a lungo termine dell’industria 4.0.

Global Equities team – Walter Scott (BNY Mellon)

L’industria 4.0 – nata con la quarta rivoluzione industriale – utilizza la tecnologia intelligente per migliorare i processi produttivi, rendendoli più efficienti e più facilmente adattabili alle esigenze dei clienti. Promette l’integrazione di automazione, dati, analisi e produzione per fornire nuovi modelli operativi e di business. I computer e la robotica lavoreranno insieme in un modo completamente nuovo nelle “fabbriche … scopri di più

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Chi vince la guerra commerciale?

Nessuno vince le guerre commerciali.

Nelle guerre commerciali è ovviamente il Paese esportatore a perdere, ma è così anche per il Paese importatore. Il motivo per cui non ci sono vincitori in una guerra commerciale è perché normalmente questa porta alla sostituzione di beni costosi con più economici. In effetti, una guerra commerciale nega ai consumatori i guadagni di efficienza realizzati attraverso l’espansione delle catene di distribuzione globali. Basta tornare al 2002, l’ultima volta che sono state imposte delle tariffe sull’acciaio, per vedere il potenziale danno.

Dopo un’ondata di chiusure di stabilimenti e importazioni in aumento, il presidente Bush impose tariffe doganali su determinati prodotti in acciaio. L’effetto netto sull’occupazione nell’industria siderurgica fu minimo, ma le aziende che utilizzavano prodotti in acciaio per la produzione persero circa 200.000 posti di lavoro (rispetto ai 180.000 impiegati nella produzione di acciaio degli Stati Uniti dell’epoca). [1]. Il risultato di queste tariffe fu dunque, per le aziende manifatturiere statunitensi e in particolare per quelle più piccole, un innalzamento dei prezzi di produzione che erose la redditività. Incapaci di aumentare i prezzi, queste società prima redditizie furono costrette a tagliare la produzione e con essa la forza lavoro.

Quindi, mentre l’intenzione delle tariffe doganali e delle barriere commerciali è di rimpatriare posti di lavoro persi all’estero, il risultato sono spesso prezzi più alti e perdite di posti di lavoro.

Brendan Mulhern, Global Strategist – Newton (BNY Mellon)

Nessuno vince le guerre commerciali. Nelle guerre commerciali è ovviamente il Paese esportatore a perdere, ma è così anche per il Paese importatore. Il motivo per cui non ci sono vincitori in una guerra commerciale è perché normalmente questa porta alla sostituzione di beni costosi con più economici. In effetti, una guerra commerciale nega ai consumatori i guadagni di efficienza … scopri di più

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La Spagna sta diventando un Paese semi – core dell’Eurozona?

Da una prospettiva puramente economica, pensiamo che la Spagna sia passata dall’essere uno Stato periferico dell’Eurozona a un’economia semi-core. Il Fondo Monetario Internazionale ​​stima che la crescita potenziale della Spagna sia salita dallo 0% nel 2014 all’1,5% nel 2018. In questo senso, le riforme strutturali introdotte a partire dal 2009 hanno contribuito a migliorare la competitività e il tasso di crescita potenziale.

Ancora più importante, pensiamo che il mercato valuterà la Spagna favorevolmente nel prossimo anno, anche grazie alla valutazione pubblicata il 23 marzo 2018 da S&P, con un rating che si attesta attualmente a BBB + con outlook positivo. Le prospettive di crescita rimangono robuste e le tensioni Catalogna-Madrid si sono ridotte; crediamo che i rischi macro siano diminuiti in misura tale da consentire all’agenzia di portare la Spagna ad A-.

Sono due le agenzie di rating che attualmente stimano il Paese in fascia A, dopo l’upgrade da parte di Fitch lo scorso 19 gennaio a una valutazione A-. Riteniamo che le valutazioni di mercato sul debito spagnolo possano allinearsi a tale livello.

Rebecca Braeu, Head of Sovereign Credit and strategy, BNY Mellon Asset Management North America 

Da una prospettiva puramente economica, pensiamo che la Spagna sia passata dall’essere uno Stato periferico dell’Eurozona a un’economia semi-core. Il Fondo Monetario Internazionale ​​stima che la crescita potenziale della Spagna sia salita dallo 0% nel 2014 all’1,5% nel 2018. In questo senso, le riforme strutturali introdotte a partire dal 2009 hanno contribuito a migliorare la competitività e il tasso di … scopri di più

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I prezzi dei vestiti nel Regno Unito sono aumentati o diminuiti negli ultimi 10 anni?

La maggior parte delle persone potrebbe pensare che la risposta sia semplice: basta guardare all’inflazione. Ma non tutti i calcoli dei tassi di inflazione sono uguali. Si possono utilizzare diverse formule per calcolare le variazioni di prezzo e, di conseguenza, giungere a conclusioni diverse.

L’indice dei prezzi al dettaglio (RPI) del Regno Unito differisce dall’indice dei prezzi al consumo (CPI), in quanto l’RPI include i costi di alloggio sotto forma di tasse comunali e pagamenti di interessi ipotecari, ma le differenze tra i due indici sono più profonde di questa. Ad esempio, quando si confrontano i prezzi di abbigliamento e calzature negli ultimi venti anni, sia l’IPC che l’RPI mostrano che i prezzi diminuiscono durante i primi dieci anni, ma per i successivi dieci anni appare una chiara divergenza.

La ragione di questa disparità si riduce al metodo di calcolo. L’indice RPI utilizza la formula “Carli” per circa il 30% dei prezzi che misura (compresi abbigliamento e calzature), una metodologia che è stata precedentemente criticata per aver introdotto una distorsione verso l’alto dei dati sull’inflazione. Ma anche il calo iniziale è discutibile! La Bank of England (BoE) ha dichiarato che l’inflazione annuale CPI potrebbe essere stata sottopesata fino al 0,3% all’anno tra il 1997 e il 2009 a causa del calcolo dei saldi stagionali di abbigliamento e calzature senza che venissero poi ricalcolati a prezzi normali al termine dei saldi. Ciò ha portato ad un cambiamento nella metodologia di calcolo, che è stata introdotta all’inizio del 2010.

Con l’inflazione al limite della soglia di tolleranza della BoE, il Comitato per la Politica Monetaria dovrà esprimere un giudizio su quanto rapidamente devono aumentare i tassi di interesse. Comprendere queste complessità della misurazione dell’inflazione è una parte fondamentale del loro ruolo.

David Hooker, Fund Manager – Insight (BNY Mellon)

La maggior parte delle persone potrebbe pensare che la risposta sia semplice: basta guardare all’inflazione. Ma non tutti i calcoli dei tassi di inflazione sono uguali. Si possono utilizzare diverse formule per calcolare le variazioni di prezzo e, di conseguenza, giungere a conclusioni diverse. L’indice dei prezzi al dettaglio (RPI) del Regno Unito differisce dall’indice dei prezzi al consumo (CPI), … scopri di più

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Il 2018 è il nuovo 1999?

Prima della recente volatilità, le azioni dei cosiddetti titoli “FANG” [1] avevano guadagnato in media il 50% in termini di dollari statunitensi nell’arco del 2017, mentre il più ampio indice S&P500 era salito appena del 23%. Anche l’Asia ha i suoi leader nel settore della teconologia, conosciuti con l’acronimo “BAT” (Baidu, Alibaba e Tencent), che pure hanno registrato rendimenti spettacolari nel 2017 (fino a una media del +80% in dollari USA).

Al netto dei titoli “Dracula” (FANG e BAT, “zanna” e “pipistrello”), mercati come l’S&P500 sarebbero certamente stati meno esuberanti nell’ultimo anno. Gli investitori hanno festeggiato come se fosse di nuovo il 1999, l’anno dell’ultima bolla teconologica. Noi preferiamo avere un approccio più lungimirante. Per parafrasare le parole immortali del cantante Prince: “La vita è una festa, ma le feste non sono destinate a durare”. [2]

Nick Clay, gestore azionario globale, Newton, parte di BNY Mellon

[1] Il termine FANG si riferisce a Facebook, Amazon, Netflix e Google (in seguito rinominata alphabet)

[2] Dalla canzone 1999 di Prince, pubblicata il 24 settembre 1982, e ri-pubblicata il 3 November 1998

Prima della recente volatilità, le azioni dei cosiddetti titoli “FANG” [1] avevano guadagnato in media il 50% in termini di dollari statunitensi nell’arco del 2017, mentre il più ampio indice S&P500 era salito appena del 23%. Anche l’Asia ha i suoi leader nel settore della teconologia, conosciuti con l’acronimo “BAT” (Baidu, Alibaba e Tencent), che pure hanno registrato rendimenti spettacolari … scopri di più

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Volano alto: l’ascesa dei droni

Fino a poco tempo fa, i droni o i veicoli aerei senza equipaggio (UAV) erano più comunemente riconosciuti per il loro utilizzo militare e, in piccola parte, come giocattoli per bambini. Ora, grazie alle nuove tecnologie, vengono impiegati nell’agricoltura, per le ispezioni industriali, nella mappatura, nella ricerca e salvataggio. I droni commerciali stanno rapidamente diventando un grande business.

Molti droni adesso dispongono di sensori a infrarossi, che consentono loro di percepire il calore anche a grandi distanze. Per la ricerca e il salvataggio, nonché per il personale di primo intervento, la tecnologia potrebbe rendere gli interventi di soccorso più rapidi ed efficienti. Gli UAV possono anche avere applicazioni trasversali in molteplici settori, grazie anche ai nuovi sensori come quelli infrarossi. Le aziende energetiche possono utilizzarli per ispezionare oleodotti e parchi solari fotovoltaici per prevenire perdite e aumentare l’efficienza, mentre le aziende di trasporto e del settore delle infrastrutture possono testare attraverso l’uso dei droni le infrastrutture per migliorare la sicurezza. L’applicazione di questa teconologia in agricoltura e nel settore minerario può aumentare la produzione e ridurre i costi grazie a tecniche di mappatura avanzate.

Il costante miglioramento e uso dei droni presenta un potenziale interessante sia per le aziende sia per gli investitori esperti di tecnologia. Anche i droni autonomi, in grado di operare in modo indipendente, sono in fase di sviluppo e potrebbero essere una realtà nei prossimi 3-5 anni. Gli UAV possono aumentare la produttività grazie a una maggiore efficienza nell’utilizzo di risorse, riducendo anche i costi. Gli UAV possono arginare gli incidenti ambientali identificando pericoli incombenti. Il cielo può essere davvero l’unico limite.

Robert Zeuthen, senior equity analyst – BNY Mellon Asset Management North America

Fino a poco tempo fa, i droni o i veicoli aerei senza equipaggio (UAV) erano più comunemente riconosciuti per il loro utilizzo militare e, in piccola parte, come giocattoli per bambini. Ora, grazie alle nuove tecnologie, vengono impiegati nell’agricoltura, per le ispezioni industriali, nella mappatura, nella ricerca e salvataggio. I droni commerciali stanno rapidamente diventando un grande business. Molti droni … scopri di più

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Il turismo cinese mostra i muscoli

Il consumatore cinese sta iniziando a mostrare i muscoli, spendendo una quota sempre maggiore del proprio reddito disponibile in viaggi. La Cina è già oggi il secondo mercato al mondo per turismo e rappresenta la metà della crescita nel settore dei viaggi globali. Gran parte dell’industria è però domestica e i cittadini effettuano una media di appena 0,09 viaggi all’estero all’anno, contro lo 0,3 e 1,2 rispettivamente di Stati Uniti e Regno Unito.

Data la frequenza relativamente bassa di viaggi verso l’estero dalla Cina rispetto a molti Paesi occidentali, l’ascesa del turismo globale cinese è una storia di crescita strutturale con un enorme potenziale a lungo termine. Inoltre, nel 2016, solo il 6,3% su una popolazione di 1,3 miliardi era provvisto di passaporto, ma si prevede che il numero raddoppierà entro cinque anni, con una crescita che dovrebbe rimanere ben oltre il 10% su base annualizzata.

È stato stimato che il turismo cinese diventerà un mercato di 7,5 miliardi di RMB (1.100 miliardi di dollari) entro il 2020 [1], con il settore che dovrebbe registrare un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 13% nei prossimi cinque anni. Inoltre, la prenotazione di viaggi online in Cina crescerà a un ritmo ancora più veloce, raggiungendo un CAGR stimato del 30% [2] nello stesso arco di tempo.

Nick Moss – Portfolio Manage, Newton multi-asset team (BNY Mellon)

[1]CLSA China online travel sector outlook, maggio 2016.

[2] CLSA China online travel sector outlook, maggio 2016.

Il consumatore cinese sta iniziando a mostrare i muscoli, spendendo una quota sempre maggiore del proprio reddito disponibile in viaggi. La Cina è già oggi il secondo mercato al mondo per turismo e rappresenta la metà della crescita nel settore dei viaggi globali. Gran parte dell’industria è però domestica e i cittadini effettuano una media di appena 0,09 viaggi all’estero … scopri di più

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I trend dell’occupazione che guidano i mercati

In circostanze normali, la crescita sincronizzata dell’attività economica a livello globale, al ritmo cui abbiamo assistito negli ultimi anni, sarebbe stata accompagnata da un sensibile aumento delle pressioni inflazionistiche. Questo, a sua volta, avrebbe richiesto un aumento dei tassi di interesse tale da contenere le performance delle classi di attivo più esposte al rischio.

Ovviamente, ciò non sta ancora accadendo. Gli ultimi livelli di inflazione registrati nelle principali economie sviluppate e nei BRICs (Brasile, Russia, India e Cina) o non rientrano nei target delle Banche Centrali, o non rappresentano per loro una minaccia significativa.

L’andamento globale del mercato del lavoro ha portato a un aumento della partecipazione da parte di donne, anziani, lavoratori autonomi e lavoratori part-time, e ciò ha determinato una crescita salariale molto più contenuta rispetto al previsto.

Non vediamo quindi alcuna ragione per cui un numero maggiore di donne non possa essere inserito, per esempio, nel mercato del lavoro statunitense. Così come non vediamo alcun motivo per cui il lavoro autonomo part-time non dovrebbe continuare a crescere come percentuale del totale dell’occupazione.

La grande domanda è, quindi, se queste condizioni favorevoli di buona crescita, con una pressione inflazionistica limitata, possano perdurare ancora a lungo…

Steve Waddington, Portfolio Manager – Insight Investment (BNY Mellon)

In circostanze normali, la crescita sincronizzata dell’attività economica a livello globale, al ritmo cui abbiamo assistito negli ultimi anni, sarebbe stata accompagnata da un sensibile aumento delle pressioni inflazionistiche. Questo, a sua volta, avrebbe richiesto un aumento dei tassi di interesse tale da contenere le performance delle classi di attivo più esposte al rischio. Ovviamente, ciò non sta ancora accadendo. … scopri di più

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